Non è morta a Buenos Aires, come cantava nella Balada para mi muerte di Astor Piazzolla, ma nella sua casa di Milano, Milva la Rossa, voce di rara potenza e bellezza, interprete di alcuni dei più grandi musicisti del Novecento.

Milva la Rossa

Maria Ilva Biolcati, nata a Goro nel 1939 se n’è andata ieri mattina, ma le emozioni che Milva ha saputo trasmettere resteranno immortali. Per alcuni, soprattutto i più “grandi”, sono quelle legate a Sanremo, alla musica italiana, alla rivalità – da lei più volte smentita – con Mina. Per altri quelle ascoltate nelle interpretazioni delle opere di Bertolt Brecht e Kurt Weill, come la Dreigroschenoper (Opera da Tre soldi). Per gli amanti del tango sarà per sempre la musa di Astor Piazzolla e per i cultori del Maestro, una delle voci iconiche della musica di Battiato, elegante e potente al tempo stesso.

Battiato

Proprio con uno dei brani più famosi frutto della sua collaborazione con Battiato voglio aprire questo omaggio, che sarà soprattutto in musica. Una carrellata delle sue esecuzioni che amo di più, che mettono in risalto l’unicità di un timbro e di una presenza scenica con pochi pari. Questo, in particolare, ha tanti significati, a partire dal rimpianto per quel concerto annullato, che avrebbe visto sul palco questi due immensi artisti. E poi, avendo vissuto a Berlino, ascoltare Alexanderplatz eseguita a un anno dalla caduta del muro, proprio lì, davanti alla porta di Brandeburgo, dà un’emozione speciale.

Brecht

E a proposito di Germania, uno dei nomi cui è legata la “Pantera di Goro”, è quello di Bertolt Brecht, con la cui musica stregò Giorgio Strehler, che la volle per un provino e contribuì alla sua crescita come attrice, creando un forte sodalizio. Tanto che proprio al Piccolo sarà allestita la sua camera ardente. E proprio nell’Opera da Tre Soldi, tradotta dallo stesso regista (ma Milva la cantava con pronuncia perfetta anche in tedesco), esce la grande Primadonna, erede delle mitiche cantanti degli Anni Trenta. Come Lotte Lenya, prima “Jenny dei Pirati” e moglie di Kurt Weill, o Marlene Dietrich, algido e fatale Angelo azzurro. Eccola, allora, istrionica e graffiante, nel Moritat von Mackie Messer.

Piazzolla

Del rapporto con Piazzolla abbiamo già parlato nell’articolo dedicato al padre del Nuevo Tango, di cui Milva la Rossa fu musa e interprete di incredibile carisma e passionalità. Per lei scrive Maria de Buenos Aires e la “Pantera di Goro” ne impersona tutta la drammaticità. Ma oggi, il brano con cui ricordarla, non può che essere Balada para mi muerte, interpretata con lo stesso compositore al fido bandoneon.

La variante di Lüneburg

In oltre 50 anni di carriera tantissime sono state le collaborazioni di Milva la Rossa con i più grandi musicisti italiani e stranieri, tra cui Ennio Morricone (che la omaggia con l’album Dedicato a Milva da Ennio Morricone),Mikīs Theodōrakīs, VangelisEnzo Jannacci. Ma anche la poetessa Alda Merini, sui cui testi realizza l’album Sono nata il 21 a primavera – Milva canta Alda Merini, su musiche di Giovanni Nuti.

La Variante di Lüneburg

E Paolo Maurensig, scrittore goriziano di cui porta in scena la fabula in musica La variante di Lüneburg, il racconto di un terribile intreccio tra gioco degli scacchi e Olocausto. E ancora una volta, sola in scena, Milva la Rossa riempie il palco con la sua incredibile presenza e una voce che, anche a più di 70 anni, incanta.

Ritengo che proprio questa speciale combinazione di capacità, versatilità e passione sia stato il mio dono più prezioso e memorabile al pubblico e alla musica che ho interpretato e per quello voglio essere ricordata. Oggi questa magica e difficile combinazione forse non mi è più accessibile: per questo, dato qualche sbalzo di pressione, una sciatalgia a volte assai dolorosa, qualche affanno metabolico; e, soprattutto, dati gli inevitabili veli che l’età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi, l’energia e la capacità di resistenza e di fatica, ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro in direzione della sala d’incisione, da dove posso continuare ad offrire ancora un contributo pregevole e sofisticato.

aveva spiegato al suo pubblico in una lettera del 2010 con la quale abbandonava le scene. Ma per Maurensig ha, per fortuna, fatto un’eccezione e ho avuto il grande privilegio di poterla ascoltare dal vivo un’ultima volta. Qui sotto solo un piccolo estratto, ma in rete si trovano anche altri brani come il Prologo o È tardi.

E ora? Restano la sua musica e il ricordo delle emozioni che ha suscitato in ognuno, perché, per dirla con la canzone scritta per lei da un altro grande, Giorgio Faletti, per l’ultima partecipazione a Sanremo, nel 2007 The show must go on.

Auf Wiedersehen grande Primadonna.

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Jompran