È nata come mercato dei cavalli e oggi la Feria del caballo attira ogni anno a Jerez de la Frontera centinaia di migliaia di persone. Si sarebbe appena concluso in Andalusia il grande festival che per una settimana a maggio riunisce appassionati di cavalli, musica, cucina tradizionale (e non solo) e flamenco.

Come Elisabetta Mascitelli, appassionata ballerina, insegnante, campionessa mondiale di questa disciplina e habitué dell’evento di Jerez. Che racconta con lo stesso entusiasmo di quando insieme alle sue ragazze balla o sorseggia un rebujito nelle casetas del Parco González de Hontoria. Ovviamente, sfoggiando un allegro traje de gitana, l’abito tradizionale della festa, nonché delle ballerine di flamenco.

E allora, dopo tante escursioni tra Edimburgo e le tradizioni scozzesi, andiamo all’estremo sud della Spagna, nella profonda Andalusia, a scoprire uno degli appuntamenti più attesi dell’anno.

La festa

© Dominic Alves

L’Andalusia è famosa, tra le altre cose, per i suoi cavalli. È normale, allora, che già dal Medioevo a Jerez de la Frontera si tenesse un fiorente commercio di questi animali, ai quali era dedicata una fiera a maggio, la cui data, ancora oggi, varia in base a quella della Pasqua. Nei secoli, però, la Feria del Caballo si è evoluta, fino a trasformarsi nel mega evento attuale. Dove, appunto, si respira flamenco ad ogni passo.

«Nel tempo – racconta Elisabetta – ai commerci si sono affiancati venditori di cibo da strada e la cosa si è sempre più sviluppata, grazie anche agli affari sempre più floridi, in particolare a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Oggi il parco non ospita solo sfilate e gare, ma ogni traversa del Paseo de las Palmeras, il viale principale, è un tripudio di casetas e negli anni si è andato creando anche un grande luna park».

Le Casetas

feriqa del caballo
L’interno di una caseta

Cosa sono, allora, le casetas? «Si tratta di casette in legno aperte a tutti gestite da associazioni o aziende, all’interno delle quali si mangia, si beve, si suona e si balla in un clima splendido. Sono prefabbricate ma molto curate, colorate, c’è anche un concorso che ogni anno decreta quella più bella». Una caseta che funziona può fruttare molto, tanto che ci sono catering che lavorano solo per queste occasioni.

«Si va da quelle che offrono piatti semplici e tipici ad altre che sono praticamente ristoranti, con veri e propri chef. In alcune ci sono anche spettacoli di flamenco dal vivo. Avevo anche pensato a una casetta italiana…». Del resto, Elisabetta ormai la feira la conosce a menadito, dopo tanti anni di partecipazione.

«Partecipo alla Feria del Caballo da 21 anni – continua – e l’ho sempre vista crescere, soprattutto è diventata sempre più forte per quanto riguarda il flamenco. In ogni caseta c’è musica e la possibilità di ballare, anche se a volte lo spazio è ridotto». Soprattutto, ovviamente, la sevillana. Magari avvolte nei bellissimi abiti da flamenco, che dal 1929 sono anche l’abbigliamento ufficiale della fiera.

Il traje de gitana

L’abito, appunto. Uno degli aspetti sicuramente affascinanti della Feria del Caballo è proprio quello folcloristico, legato anche strettamente all’abbigliamento. Cavalieri in giacca, gilet e cappello caballero, donne in coloratissimi vestiti pieni di faralaes, le balze.

Elisabetta e un caballero

«Le varianti sono tantissime – racconta ancora Elisabetta – con balze solo nella gonna o anche sulle maniche, vita più o meno alta, più o meno a sirena… anche qui si seguono le mode, sia per quanto riguarda i colori che le fatture. Nei giorni della fiera Jerez si riempie di negozi dove puoi trovare abiti per ogni tasca e anche in questo caso esiste l’alta moda». Alla quale, in gennaio, è dedicato un importante evento che si svolge a Siviglia, il Simof, salone internazionale della moda flamenca. Perché l’abito da indossare alla feria è una cosa serissima.

«Uno degli aspetti bellissimi della Feria del Caballo è proprio il fatto che tutte le donne siano curatissime, alcune preparano l’abito per tutto l’anno. Accanto al vestito ci sono poi vari altri elementi: le scarpe tradizionali sono le espadrillas con la zeppa alta, che si trovano in ogni possibile variante e colore e poi ci sono pettinini e fiori per i capelli, orecchini, braccialetti e il manton, lo scialle con le frange, o la mantilla, che s’indossa come una fusciacca, fermata con una spilla».

Tripudio di abiti e colori è senz’altro il mercoledì, il Dia de las mujeres, cioè la giornata delle donne. «Ne arrivano migliaia da tutta la Spagna e anche dall’estero. Un anno con la mia associazione, Fuente Flamenca, eravamo in 37, è stato bellissimo e si sono divertiti anche gli accompagnatori».

I momenti clou

Ma sono tanti i momenti importanti chiave della settimana della feria, che è una volta andava da domenica a domenica e poi è stata estesa a comprendere tutto il primo fine settimana.

feria del caballo
L’Alumbrado

Il primo in ordine di tempo è senz’altro l’Alumbrado, l’accensione, quando la grande cascata di luci che ricopre letteralmente la festa prende vita e dà l’inizio ufficiale ai festeggiamenti.

Dopo la giornata dedicata alle donne, il giovedì prende il via il Paseo de los caballos, le sfilate di cavalli montate da caballeros ma anche da donne che cavalcano all’amazzone e carrozze.

Venerdì e sabato, infine, sono i giorni clou, nei quali i festeggiamenti entrano nel vivo, iniziando a ora di pranzo e proseguendo fino a notte fonda, quando il caldo, che in Andalusia può essere importante già in maggio, concede una tregua.

In tavola!

Non si può, ovviamente, affrontare giornate – e nottate – di festa e ballo senza la giusta carica derivante dai manicaretti e dalle bevande tipiche proposte nelle casetas. Cosa si mangia, allora, alla Feria del Caballo?

Panini… strategici!

«Innanzitutto i piatti tipici del luogo, come le tortillas e le tapas, tra cui i pimientos fritos, peperoncini fritti, e il jamon serrano, il prosciutto crudo, e pesce fritto. Poi, soprattutto nel luna park, è presente anche cibo di strada proveniente da altri paesi. La bevanda tipica a Jerez non potrebbe che essere lo sherry, sia nella versione chiara, il “vino fino”, sia in quella più dolce e liquorosa. Ma soprattutto all’interno del cocktail tipico, il Rebujito: vino fino, gazzosa, ghiaccio e foglie di menta. Servito freddissimo è ottimo per dissetarsi dopo aver ballato, anche se non va sottovalutato…».

Ma come fa una vera ballerina a recuperare le energie per fare mattina? «I piatti strategici della notte sono due: churros (frittelle dolci) al cioccolato o il panino caldo con filetto di maiale, peperoni fritti e prosciutto serrano. Una pausa, un panino e sono pronta a ricominciare!».

Conoscevate questo stilista? Cosa ne pensate? Se vi va, scrivetemi le vostre impressioni o ditemelo sulla mia pagina Facebook!

Vi è piaciuto l’articolo? Rimanete aggiornati iscrivendovi alla Newsletter!