Battiato

Treni reali o immaginari che passano lenti nel paesaggio desertico. Soldati riuniti attorno ai fuochi nel freddo di San Pietroburgo. Aquile/sogni che attraversano il mare. Una giovane donna che cammina nella neve tra i palazzi di Berlino Est. Tanto si è detto in questi giorni di Franco Battiato, ma tra le sua tante eredità c’è certamente quella di evocare, in musica e parole, luoghi lontani, atmosfere, immagini che fermano il qui ed ora come in un olio realista.

Scene nelle quali chi ascolta si trova calato in un viaggio che a volte porta a perdersi in ampi spazi, altre fa sbirciare nell’intimo. Altre volte versi e musica conducono in sentieri all’interno dell’anima, che s’inoltrano nel sé, o seguendo la “linea verticale” s’innalzano verso lo spirito. Anch’io, quindi, ho deciso di portarvi nel “mio” viaggio, attraverso le canzoni di Battiato che più amo.

I Treni di Tozeur

Battiato

Nell’immediato post vittoria dei Måneskin all’Eurovision Song Contest può sembrare banale partire proprio da I Treni di Tozeur, che Battiato e Alice portarono nel 1984, arrivando quinti (e ci chiediamo ancora come sia stato possibile). Ma il mio viaggio nella musica del maestro parte proprio da quel 45 giri acquistato da mia mamma e ascoltato fino alla consunzione (sì, nella foto è proprio lui, direttamente dagli anni Ottanta!) e da quel primo tuffo immaginario nel deserto tunisino.

Ad ammirare un treno in lontananza e una donna ferma sull’uscio di casa a scrutare l’orizzonte. Facendomi entrare in chiese abbandonate e miniere ormai in disuso dove restano solo ampie distese di sale. Luoghi oggi visibili nel video, che allora creavo nella mia mente, abbandonandomi a quell'”altra velocità” di cui ancora bambina forse non percepivo la preziosità. E allora non resta che lasciarsi trasportare dalla musica e dalla splendida voce di Alice.

Strade dell’Est

Strade dell’Est nel senso della canzone, che con un ritmo incalzante porta chi la ascolta a viaggiare stipati sui treni verso la Siberia, tra i tappeti dei mercati indiani o nel campo del condottiero curdo Mustafà Mullah Barazani. Ma anche dei tanti brani che Battiato ha dedicato all’est Europa, come al Medio ed Estremo Oriente.

A partire da Alexanderplatz, cantata da una strepitosa Milva, uno dei brani che amo di più, un’immersione nell’atmosfera malinconica di Berlino Est, affrontando il freddo di febbraio tra le quattro mura o camminando lungo i viali innevati fino alla frontiere, il muro con l’Occidente.

Un brano da ascoltare e riascoltare, che ho pubblicato nell’articolo dedicato alla Rossa della musica italiana, una delle grandi interpreti di Battiato, che l’ha preceduto di poco meno di un mese nell’ultimo viaggio.

Ma un altro splendido viaggio nell’Est, questa volta a San Pietroburgo, è senz’altro Prospettiva Nevski, altro mio grande amore musicale. Forse uno dei brani più scontati, se si parla di Battiato, ma correrò questo rischio, per camminare ancora una volta tra i ragazzi seduti sui gradini della chiesa ad aspettare l’uscita delle donne, le Guardie Rosse attorno ai fuochi accesi per scacciare i lupi e le vecchie coi rosari.

Immagini che si formano nitide nella mente, anche nella penombra di una strada innevata, ma delle quali non si curano le donne chine sui telai vicino alle finestre e gli studenti concentrati sui libri alla sola fioca luce di candele e lampade a petrolio. E anche noi, nell’intimo di quella stanza, cerchiamo di ascoltare come trovare l’alba nell’imbrunire.

I luoghi da ricordare, però, sarebbero tantissimi, dalla Macedonia dei contrabbandieri di Centro di gravità permanente alla Polonia di Radio Varsavia, dalla Lisbona di Segunda Feria all’Irlanda del Nord, dove si trovano le balere estive di Voglio vederti danzare. Irlanda richiamata, anche in Finnegan’s Wake, duetto cantato con un altro siciliano, Pippo Pollina (il mio articolo qui).

Come orientarsi, allora? A identificare tutti i luoghi citati nei brani di Battiato ha pensato un intrapredente fan, Alessio Arnese, che ha realizzato una vera e propria mappa, con tanto di indicazione del verso in cui quel particolare posto è richiamato. Il nome? Anche quello è molto simpatico: Mappiato.

battiato
I luoghi su “Mappiato”

Viaggio nell’anima

Ma il viaggio di Battiato non è solo fisico e immaginifico. È anche nell’anima e nell’infinito, alla ricerca di sé e del Divino come in E ti vengo a cercare, o in Torneremo ancora, l’ultima canzone, sul cammino verso la liberazione da un’esistenza ciclica. “Molte sono le vie“, canta il maestro, “Ma una sola quella che conduce alla verità, finché non saremo liberi torneremo ancora..“. Un’atmosfera rarefatta, irreale, ultraterrena, tanto immateriale, quanto invece è un vero e proprio lascito ideale Testamento, una spinta ad intraprendere un percorso di conoscenza, ma anche l’affermazione di un forte legame verso la vita mortale di cui gli piaceva tutto, anche l’odore che davano gli asparagi all’urina. E questa volta, alzi la mano chi non sta sentendo quell’odore. E allora, proprio a quest’ultima canzone ho deciso di affidare il mio omaggio finale, perché “non siamo mai morti e non siamo mai nati…

Battiato
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