Dopo aver esplorato i misteri del Nord, proseguiamo il nostro viaggio nell’Italia stregata tra spettri e castelli del Centro, sempre a caccia di storie e leggende.

Nella nostra carrellata di delitti efferati e manieri infestati siamo arrivati a varcare gli Appennini, per avventurarci tra altri segreti, partendo dalla Toscana.

In Lunigiana, pochi chilometri all’interno dei confini di Massa

dove tra le Alpi Apuane e il Tirreno sorge una fortezza a pianta quadrangolare iniziata a costruire nel XII secolo a difesa di Fosdinovo.

Castello Malaspina

Viaggio nell'Italia stregata tra spettri e castelli
Castello Malaspina (©Davide Papalini, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

Protagonista delle leggende è la bella Bianca Maria Aloisia Malaspina, la cui colpa però varia a seconda dei racconti. La versione più accreditata è che la ragazza, figlia di Jacopo Malaspina e Oliva Grimaldi, si fosse innamorata di uno stalliere e rifiutasse di desistere dai suoi propositi amorosi, anche di fronte alle minacce del padre.

Il giovane venne quindi allontanato dal castello e lei rinchiusa in convento, ma inutilmente: Bianca Maria rifiutava infatti di prendere i voti o di sposare l’uomo a cui era stata promessa. Riportata al castello, rinchiusa nelle segrete, nemmeno le torture la fecero “rinsavire”. La punizione finale fu terribile: la giovane venne murata viva insieme a un cane, simbolo di fedeltà e a un cinghiale, emblema di ribellione.

A testimoniare questo avvenimento, in una stanza del castello ci sarebbe una strana macchia bianca, mente nelle notti di luna piena si vede ancora una giovane con una veste bianca e i capelli sciolti vagare per il maniero.

Tutt’altra storia quella svoltasi ad Arezzo

nel cuore del Casentino, nel castello edificato tra il XII e il XIV secolo sul colle di Poppi, dove nel 1310 soggiornò anche Dante.

Castello dei Conti Guidi

Qui a mettere fine alle angherie della castellana è stata la stessa popolazione. La leggenda racconta infatti della giovane e bellissima Matelda, obbligata dalla famiglia a sposare l’anziano rampollo dei conti Guidi.

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Castello dei Conti Guidi e Torre del Diavolo (©LigaDue, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)

La sposina, in cerca di alternative per placare i propri desideri, restava ore alla finestra a rimirare non tanto il panorama, quanto i prestanti giovanotti di passaggio. L’avrebbero attirata in particolare menestrelli e cantori, soliti viaggiare di castello in castello, pur non disdegnando cavalieri in erba o avvenenti popolani.

Di qualunque rango fossero, però, una volta ammaliati dalla castellana e varcata la soglia del maniero il loro destino era segnato. Per evitare ricatti o pettegolezzi, infatti, Matelda faceva in modo che nessuno uscisse dal palazzo vivo. Una volta forniti i loro “servigi” gli amanti erano fatti uscire da un passaggio segreto, che si rivelava una trappola mortale nella quale scomparivano per sempre.

Le sparizioni, però, a lungo andare cominciarono a insospettire la popolazione. Approfittando dell’assenza del conte e della sua guarnigione la gente di Poppi assalì il castello e rinchiuse Matelda in una torre, da allora chiamata “del Diavolo”, senza né cibo, né acqua.

La castellana morì di stenti in breve tempo e ancora in alcune notti si vede il suo fantasma vagare sui bastioni, in cerca forse di nuovi giovani amanti.

Cambiando regione, nell’Urbinate

aleggia ovunque la presenza di di Cesare Borgia, che qui compì alcune delle sue atrocità.

Rocca di Pergola

Niente storie di sfortunati amanti o di crudeli castellane nel castello dove nel 1502 il “Valentino” invitò a cena Giulio Cesare Da Varano e i tre figli Pirro, Venanzio e Annibale, con scopi tutt’altro che conviviali. Il Borgia puntava infatti ad ottenere il ducato di Camerino, di cui Da Varano era signore. I quattro ospiti furono quindi trasferiti in men che non si dica dalla sala da pranzo alle segrete e giustiziati con un laccio di seta.

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I torrioni della rocca di Pergola (Ph. © Valcesano.com)

Per il figlio di Papa Alessandro VI il desco del resto era tutt’altro che sacro, come dimostra il fatto che poco dopo organizzò un’altra cena alla rocca di Senigallia. Invitati Vitellozzo Vitelli e Oliverotto da Fermo, che non ne uscirono vivi, mentre Paolo e Francesco Orsini vennero fatti prigionieri  .

La rocca di Pergola non sopravvisse molto ai Da Varano e fu demolita poco dopo, sostituita da un palazzo signorile, ora a sua volta diroccato. Unici superstiti i torrioni e i sotterranei, dove c’è chi giura di aver sentito le anime dei Da Varano gemere e urlare la propria disperazione, vagando in cerca di riscatto.

Rocca Ubaldinesca

Sembrerebbe essere proprio Cesare Borgia uno dei fantasmi che si aggirano nella rocca di Sassocorvaro, un edificio che già in origine era stato pensato da Ottaviano degli Ubaldini in un’ottica esoterica. Il nobile, infatti, aveva fortemente voluto una forma a tartaruga, simbolo alchemico di forza e durevolezza.

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Rocca Ubaldinesca (©Il conte di Luna, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons)

In questo singolare maniero, che sovrasta la vallata del Foglia, il Valentino visse nel 1500 e questo fa ipotizzare che lo spirito del giovane coi baffi che si aggira abbigliato elegantemente con basco e mantello sia appunto il suo. L’altra ipotesi è, invece, che si tratti di Corrado Cariati, ucciso dai Malatesta nel 1378.

Ma tra le sale si manifestano anche presenze femminili. Una giovane donna che si dispera nel ricordo dell’amante freddato dalla famiglia ed Elisabetta Valentini, uccisa nel 1611 dal marito Girolamo Oliva, che ne aveva scoperto l’adulterio.

E, se non fosse già abbastanza affollata, si narra che il 26 agosto si odano voci, gemiti e grida che annunciano la comparsa di un esercito di spettrali cavalieri, che risalgono verso la rocca come spinti da un’arcana maledizione.

Fenomeno simile a quello che si verifica nel Perugino

nel cuore dell’Umbria, in un castello fortificato nel XV secolo e oggi chiuso, teatro di numerose battaglie.

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Castello di Macereto (Ph. © Iluoghidelsilenzio.it)

Castello di Macereto

Non un singolo personaggio ma un vero e proprio plotone militare infesterebbe il castello posto non lontano da Città della Pieve, uno dei teatri dei delitti di Cesare Borgia. E una delle ipotesi è che anche i fantasmi di Macereto possano essere legati a uno dei misfatti del “Valentino”.

L’altra ricostruzione vuole invece che siano i fantasmi dei cavalieri che difesero il castello a costo della vita durante uno dei tanti assalti subiti dalla fortezza. A infittire il mistero il fatto che i soldati compaiano sul Poggio delle Forche, che si pensa derivi il suo nome dal fatto di essere stato luogo di esecuzioni. Nulla però proverebbe che i fantasmi fossero stati dei boia.

A rendere la loro manifestazione – testimoniata da più persone – particolarmente paurosa sarebbe la fisionomia dei cavalieri: apparizioni scheletriche con occhiaie vuote e ossi in bella vista.

Proseguendo il nostro viaggio nell’Italia stregata tra spettri castelli ci addentriamo

nel parco della Majella, in provincia di Pescara

dove nel cuore della riserva naturale della Valle dell’Orta sorge invece il borgo di Salle Vecchia. Qui, stranamente, le apparizioni non riguardano né valorosi soldati, né avvenenti donzelle.

Castello di Salle

Due le leggende legate a questo maniero, che si erge in posizione strategica sulla vallata.

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Castello di Salle (©Raboe007, CC BY-SA 2.5 , via Wikimedia Commons)

La prima riguarda “la Stecchina”, un’anziana donna alta e emaciata che nel 1300 morì murata viva nella torre. Il motivo? Aveva il vizietto, quando un ospite non le era gradito, di farlo gettare in un pozzo in fondo al quale restava infilzato da lame affilate. Nelle notti di plenilunio e nelle giornate uggiose vagherebbe ancora tra quelle mura, intimando ai visitatori di andarsene.

Il castello non custodirebbe però solo misteri, ma anche un tesoro. Quello che nel V secolo l’imperatore Valentiniano III fece nascondere in zona, per salvarlo dagli Unni, uccidendo chiunque ne conoscesse la localizzazione. Alla sua morte improvvisa, però, quelle ricchezze furono perse per sempre.

Facendo tappa a Termoli

ci imbattiamo invece in un tipo di presenza abbastanza particolare

Castello Svevo

Se in queste due puntate abbiamo incontrato prevalentemente storie di uccisioni, sangue e guerra, ciò che si manifesta nella fortezza normanna è decisamente meno minaccioso.

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Castello Svevo (©FilnikCC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

Tradizione vuole, infatti, che il suo abitante sia ‘u mazz’marill’ , uno spiritello dispettoso che di notte si diverte ad andare a combinare scherzi ai pescatori, per poi tornarsene felice nel suo castello. Nella tradizione molisana si tratterebbe appunto di fantasmini burloni – forse le anime dei bimbi morti prima del battesimo – che vagano con un cappellino rosso facendo scherzi e immobilizzando le loro vittime. Chi, però, riuscisse a strappare loro il copricapo, potrebbe esprimere qualsiasi desiderio, che sarebbero pronti ad esaudire per riaverlo.

Questi spiriti non sono però l’unica leggenda termolese, che vuole – tra le altre cose – che in via Duomo appaia U sargentille, un sergentino di stanza in città durante la Grande Guerra, investito in quel luogo da un carretto tirato da cavallo al galoppo.

Infesterebbe invece un salone di bellezza sorto sul luogo della sua bottega il sarto Filoteo, giunto a Termoli da fuori regione e mai realmente integrato, che nelle notti di maestrale si sentirebbe ancora brontolare.

Ma se in questo viaggio nell’Italia stregata tra spettri e castelli ci spingiamo verso l’interno, scopriamo che uno dei luoghi più infestati del Molise non sarebbe però un imponente maniero, ma in un palazzo

nel centro di Agnone in provincia di Isernia

costruito tra il 1100 e il 1200 dove sarebbero avvenuti e accadrebbero tuttora fatti oscuri e misteriosi.

Palazzo Nuonno

Questo edificio, originariamente conosciuto come Palazzo dei Conti Minutolo, ha ora una fama decisamente più inquietante: è considerato nientemeno che la dimora del Diavolo.

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Palazzo Nuonno (©Prolocoagnone)

Si narra infatti che fosse talmente infestato che nel 1796 la famiglia Colucci, che lo abitava, lo lasciò senza spiegarne il motivo agli acquirenti, i Nuonno appunto, che a loro volta furono costretti a scappare lasciandolo alla rovina.

Leggenda vuole che molti secoli or sono le sale del palazzo abbiano ospitato riti satanici e orge, alle quali partecipavano dodici coppie fisse alle quali, allo scoccare della mezzanotte, si aggiungeva quella del diavolo. Una notte il crollo del pavimento uccise i convenuti, che continuano a comparire nella sala sul cui muro era stato inciso un teschio.

Dal palazzo sarebbe stato poi facile accedere a un corridoio che collegava il convento dei frati a quello delle suore, nel quale sarebbero stati trovati numerosi feti frutto di relazioni clandestine.

Concludiamo la seconda tappa del nostro viaggio nell’Italia stregata tra spettri e castelli nel Lazio

tornando a parlare non solo di misteri ma di dame sanguinarie, con una storia che tanto ricorda quelle di Avalda a Monselice e Matelda ad Arezzo. Per raccontarla andiamo

a Bracciano in provincia di Roma

sulle rive dello splendido lago dove sorge il maniero costruito nel XV secolo da Braccio da Montone.

Castello Orsini – Odescalchi

Protagonista delle atroci vicende, questa volta, è Isabella De Medici, moglie di Paolo Giordano Orsini.

Donna bellissima, poetessa e musicista, si dice che fosse anche assai focosa, tanto da apparire alle feste coperta di soli veli per sottolineare, se ce ne fosse stato bisogno, la propria avvenenza e disponibilità.

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Castello di Bracciano (©Valter Cirillo da Pixabay)

I tanti amanti che attirava nella Camera Rossa, detta appunto “di Isabella” e che con lei condividevano una notte di piacere nel letto a baldacchino, però, non vivevano abbastanza per raccontarlo, pericolo che la dama non voleva appunto correre.

Dopo aver placato i propri appetiti, infatti, la castellana li faceva condurre in un attiguo salottino, dove li avrebbe raggiunti poco dopo. O almeno così diceva. La porta nell’angolo della camera dava infatti su un buio e stretto corridoio, che terminava in una botola dalla quale gli amanti precipitavano in un pozzo a rasoio. I loro cadaveri dilaniati cadevano poi nella calce viva, che ne cancellava ogni traccia.

I suoi misfatti terminarono quando il marito – che si era anche invaghito di una cortigiana – la strangolò con un nastro di seta rossa. Ancora oggi, però, il fantasma si aggira nella stanza, dove è ancora presente il baldacchino e dalla quale si può vedere il trabocchetto, mentre il pozzo è stato murato.

Diceria vuole, però, che il castello non porti bene alle coppie famose che vi si sposano. Nessuno dei matrimoni vip ivi celebrati è infatti durato.

Un ultimo mistero lo troviamo nel Viterbese

In riva ad un altro bellissimo lago, quello di Bolsena è invece dibattuta l’identità del fantasma.

Rocca Monaldeschi della Cervara

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Castello di Bolsena (©Paolo Villa, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

Nel castello medievale oggi sede del Sistema museale del Lago di Bolsena pare si aggirino diversi fantasmi. Uno in particolare sarebbe stato attribuito al cardinale Tiberio Crispo, figlio naturale di Alessandro Farnese, poi asceso al trono pontificio con il nome di Paolo III. L’alto prelato, infatti, visse nel castello, ma il suo modo di agire portò la popolazione a ribellarsi e il cardinale fu cacciato.

La sua misteriosa scomparsa fece supporre che le ossa ritrovate nel castello gli appartenessero, mentre ulteriori ricerche le fecero identificare con quelle di un nobile locale, ucciso per essersi ribellato ai soprusi del signore del castello. Ancora oggi sarebbe impossibile fermarsi nel bellissimo e affrescato “salotto del fantasma” senza sentirsi osservati da uno spirito maligno.

Vi è piaciuto questo secondo viaggio nell’Italia stregata tra spettri e castelli?

Volete saperne di più? Allora non perdetevi domenica prossima l’ultima tappa dedicata ai misteri del sud e delle isole. Vi aspetta una bella sorpresa!!!!!

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