Tornare a PittiUomo dopo un anno e mezzo di assenza è emozione. È un altro bel segnale di normalità. Ma anche una bella occasione per scoprire storie nuove e conoscere persone che hanno qualcosa d’interessante da raccontare. Come Federico Cina, giovane stilista che alle grandi metropoli ha preferito la sua Romagna e ne ha fatto il suo tratto stilistico.

E allora, se con Xacus vi avevo raccontato un marchio consolidato da decenni, questa volta voglio narrarvene uno con alle spalle pochissimi anni di storia, ma anche una tradizione plurisecolare: quella della stampa romagnola.

La storia

«Sa t’et mèsa ados, ‘na tvaia?». «Cosa ti sei messa addosso, una tovaglia?». Probabilmente le mie nonne emiliane avrebbero reagito così di fronte a uno dei capi di Federico. Per chi vive in Emilia Romagna, la stampa romagnola è soprattutto legata alla tavola, alle tovaglie e, in generale, al tessile da cucina. Ed – confesso – è proprio l’idea di trasferirla sugli abiti che mi ha attirata, oltre al fatto di portare avanti questo lavoro in maniera sostenibile e a livello quasi esclusivamente locale.

Federico Cina
Federico Cina a PittiUomo

Ma chi è Federico Cina? Nato a Sarsina, tra Forlì e Cesena, dopo gli studi al Polimoda di Firenze e un semestre a Osaka, ha lavorato per Brooks Brothers a New York ed Emilio Pucci a Milano. Nel 2019 ha creato il proprio brand e presentato la propria collezione autunno/inverno ad AltaRoma. Il titolo? Non a caso “Romagna mia”. A luglio, con “Mi sono innamorato di te” vince il concorso “Who’s on next?” promosso da Vogue Italia e AltaRoma. A luglio 2020 ha debuttato alla Milano Fashion Week virtuale con “Corpi e luoghi”. Nel 2021 è risultato semifinalista all’Lvmh Prize. «Una bella soddisfazione – commenta – essere comunque entrato nei primi 20 su 1.900 partecipanti».

La metropoli, però, gli stava… larga. E così ha deciso di tornare in Romagna e di partire da lì per creare il proprio marchio. «Mi mancavano l’umanità e il calore della gente – racconta – Le grandi città sono bellissime, sono state un’esperienza importante, ma sono fredde e io ho bisogno del contatto fisico con le persone».

Indelebile

©Federico Cina

E allora forse non a caso ha scelto di legare il proprio marchio a qualcosa strettamente legato alla convivialità, come la stampa romagnola. «I miei nonni erano contadini – continua – e la casa era tappezzata con queste stampe. Guardandole ho pensato: perché non utilizzarle per creare alta moda? Non è stato semplice, ci sono voluti sette o otto mesi per capire come fare, perché è un lavoro complesso, ma alla fine ci sono riuscito e “Indelebile” è diventata la mia collezione continuativa. Rappresenta il mio dna, l’essenza del marchio, anche per dare una continuità a un lavoro che porta avanti una tradizione locale».

Questa stampa, infatti, richiede un procedimento molto complesso, che viene realizzato solo in pochissime stamperie storiche, tra cui quella scelta da Federico Cina per i propri capi, l’Antica stamperia artigiana Marchi di S. Arcangelo di Romagna, la cui fondazione risale al 1633, quando fu creato il mangano, il macchinario utilizzato per stirare il tessuto prima di stamparlo. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e vengono utilizzati ancora il mangano e gli stampi incisi a mano nel legno di pero, ideale perché facile da lavorare e anche perché con il lavaggio non s’imbarca. Ma perché non farcelo raccontare proprio da loro?

Un lavoro, quindi, paziente e accurato, per portare la tradizione nell’alta moda. «Ogni capo viene stampato singolarmente e richiede due o tre giorni di lavorazione. Il risultato, però, è una stampa che non sbiadisce, indelebile appunto. I colori tipici di questa lavorazione sono blu, ruggine, rosso e verde, tra cui i primi sono quelli più utilizzati e che abbiamo scelto anche noi. La tonalità, però, non è un risultato immediato: tutte le stampe inizialmente sono color cioccolato e mutano in base ai reagenti. Per quanto riguarda le stampe, invece, ne utilizziamo due differenti, risalenti al Settecento, uno a vigneto per il blu, l’altro con motivi legati alla campagna come il galletto e l’anfora».

Un’altra particolarità di questo procedimento è che richiede tipi specifici di tessuto. «Questa stampa può essere realizzata solo su tessuti naturali, cotone organico, canapa, lino e lana. La maggior parte non è romagnola, ma comunque tutta made in Italy, in particolare proveniente dall’azienda toscana Manteco, specializzata in lusso sostenibile».

Territorio

Il territorio, del resto, è parte integrante della filosofia di Federico Cina, come fonte d’ispirazione ma anche come luogo dove produrre le proprie collezioni per rendere tutta la zona partecipe di questo lavoro anche da un punto di vista economico. La maggior parte della filiera produttiva, quindi, è collocata tra Cesena e Rimini.

Essere sostenibili, per noi, significa supportare l’ecosistema romagnolo creando benessere e opportunità per le imprese, gli artigiani e le persone della nostra terra. Siamo convinti che la Romagna, la quale ci ha trasmesso tanta ispirazione e valori, debba beneficiare dei nostri risultati e debba essere completamente coinvolta nel processo di sviluppo del brand. Per farlo, abbiamo deciso di mantenere la nostra sede in Romagna, dove produciamo i nostri capi con i tessuti locali. Questo ci garantisce di mantenere un elevato standard di qualità, supportando allo stesso tempo gli artigiani locali e garantendogli un maggior benessere.

La linea per sua natura nasce maschile, ma viene declinata anche nella versione donna.

  • Federico Cina
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E l’accoglienza per questo prodotto, è stata decisamente buona. «Al di fuori dell’Emilia Romagna questa storia riscuote molto interesse, perché parla di tradizione e buona tavola e le persone restano affascinate». E in Romagna? «Per alcuni è abbastanza strano vedere un tessuto “da tovaglie” utilizzato per la moda, altri ne sono entusiasti». Ma, pensando alle mie nonne, la domanda è d’obbligo: Cosa ne pensa nonna Assunta? «È molto contenta».

Estate in colonia

Anche le collezioni stagionali, come quelle citate prima, sono tutte legate al territorio. Le ultime due, in particolare, prendono spunto da due libri fotografici. L’autunno inverno 2021 “A Emilia” dal volume “Per la strada” di Guido Guidi, in un viaggio lungo la via romana che attraversa tutta la regione. La primavera-estate 2022, “Infanzia a-mare” da “Addio colonia” di Luigi Tazzari. In pratica, un tuffo nel passato delle vacanze trascorse in colonia, come molti ragazzi all’epoca.

I luoghi come le saline e gli spogliatoi di Pinarella o il faro di Cesenatico sono gli scenari in cui i protagonisti del fashion movie vivono le proprie emozioni, tra grappoli rivisitati e maglieria lavorata ai ferri, con motivi tradizionali a intarsio, sempre in un gioco di riferimenti alla storia e alla cultura romagnola, dall’atmosfera nostalgica.

  • Federico Cina
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